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23.11.2017 Ecco come cambia il lavoro a Prato - Uno studio prospettico del Laboratorio di Scienze del Lavoro del PIN

E’ stata presentata oggi presso il Polo universitario di Prato la ricerca che analizza le dinamiche economiche e le conseguenze occupazionali del distretto pratese degli ultimi 5 anni (link al documento pdf). La ricerca, commissionata e finanziata dal Comune di Prato e dal COGEFIS (Comitato di Gestione dei Fondi per gli Interventi Sociali, costituito da Confindustria e CGIL, CISL e UIL) è stata realizzata dal LABORIS – Laboratorio di Scienze del Lavoro del PIN.

Erano presenti Daniela Toccafondi, Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Prato, Alessandro Fabbrizzi, Presidente pro-tempore COGEFIS, Andrea Lo Rocco, Confindustria, Rossella Bugiani, CISL, Rodolfo Zanieri, UIL ed Enrico Fabbri, curatore del lavoro. Ha partecipato anche Massimo Bressan, Presidente dell’IRIS Ricerche, che, accompagnato da Fabio Sforzi, ha parlato dei prossimi Incontri di Artimino sullo Sviluppo Locale del 27-28-29 novembre, ambito in cui la ricerca verrà discussa pubblicamente.

La conferenza è stata l’occasione per divulgare anche il bando, presente da qualche giorno sul sito del PIN, per due borse di studio (link al bando) dedicate ad approfondire i temi cari al Prof. Giacomo Becattini.

Lo studio, presentato da Enrico Fabbri, mira a costituire la base informativa delle dinamiche macroeconomiche distrettuali attraverso le quali interpretare i cambiamenti in atto. Il Progetto nel quale questo lavoro si colloca punta a costituire un “Osservatorio strategico sullo sviluppo economico dell’area pratese”. Da un punto di vista tecnico, la ricerca è frutto dell’analisi sistematica delle comunicazioni obbligatorie che le aziende devono effettuare per l’assunzione dei lavoratori. Queste, opportunamente elaborate, forniscono una fotografia del flusso occupazionale all’interno delle aziende del Distretto. Dalla ricerca, che sarà presentata al pubblico agli Incontri di Artimino sullo Sviluppo Locale del 27, 28, 29 novembre, sono emersi una serie di dati molto interessanti, dai quali si vede come il distretto pratese, colpito pesantemente dalla crisi, sia ora in una fase di lenta, ma progressiva ripresa, anche grazie ad una profonda trasformazione.

Tuttavia, dal 2007 al 2012 il valore aggiunto prodotto della Provincia di Prato è diminuito di oltre 11 punti percentuali. A farne le spese sono stati tutti i settori, vedendo ridurre la ricchezza complessivamente prodotta di quasi il 23%. Le difficoltà produttive, naturalmente, hanno avuto pesanti ripercussioni sul mercato del lavoro, anche se non vi è stata una vera e propria emorragia occupazionale, complice un virtuoso utilizzo degli ammortizzatori sociali: fra il 2007 e il 2012, gli occupati sono calati di appena lo 0,6% (pari a 614 unità). Tuttavia, sono diminuite notevolmente le unità di lavoro: si tratta di un calo del 18,7%. Dunque, nel distretto si lavora meno (molto meno) e i nuovi ingressi nel mercato del lavoro sono prevalentemente caratterizzati da contratti a termine.  A seguito del 2012, l’economia distrettuale ha dato segni di ripresa: la produzione di ricchezza è tornata ad aumentare, lo stesso ha fatto l’occupazione (dal 2007 al 2016 la crescita occupazionale è stata del 2,4%, pari a 2.500 occupati in più. Le previsioni contrattuali circa il futuro (periodo 2017-2018) indicano una crescita ulteriore: si stima che nel 2018 gli avviamenti nella Provincia di Prato raggiungeranno le 40.960 unità con saldi occupazionali ampiamente positivi. 

Il mondo del lavoro, oltre a subire trasformazioni di tipo quantitativo, è mutato nella sua composizione interna: il comparto tessile – fra il 2011 e il 2016 – ha mantenuto sempre saldi occupazionali negativi, raggiungendo quasi la parità fra avviamenti e cessazioni nel 2015, complici gli incentivi governativi che – tuttavia – non sono riusciti a portare i saldi in territorio positivo. Al contrario, le confezioni e gli articoli di abbigliamento hanno mantenuto sempre saldi positivi (tranne che nel 2012, -974 unità).

Si noti che nel 2016 si è registrato il “sorpasso” occupazionale del comparto delle confezioni di articoli di abbigliamento sul tessile: il primo, infatti, definisce il 43,7% degli addetti della manifattura, mentre il tessile ne costituisce il 37,6%.

Ecco quindi come sta cambiando il distretto: le imprese manifatturiere hanno reagito alla crisi probabilmente attivando dei processi di riaggiustamento industriale, ben lontani dall’essere conclusi, che sembrano portare ad una maggiore istituzionalizzazione delle funzioni aziendali, accorpando al proprio interno fasi produttive prima affidate alla sub-fornitura; Il mondo della manifattura sta subendo cambiamenti morfologici importanti, con l’enorme crescita delle confezioni di abbigliamento e la contrazione delle produzioni tessili; infine, è probabile che le ristrutturazioni suddette siano la causa della crescita del terziario (soprattutto quello avanzato) che, fra il 2011 e il 2016, ha visto aumentare le proprie unità locali e gli addetti in maniera impetuosa.